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martedì 10 dicembre 2013

Volute di fumo

Una sigaretta tra le dita:
i pensieri si sfilacciano
e fluttuano impalpabili
come le volute di fumo,
senza peso né colpa,
mondi dei ricordi
sgravati delle speranze.
Alieni incolpevoli
di un pianeta desolato.
Aspiro lentamente
con gli occhi chiusi,
e più niente fa male,
niente è più importante.
Solo i battiti del cuore
che vola, libero, senz’ali.

sabato 7 dicembre 2013

E rido...






Questa rabbia morde le viscere
 come un cane idrofobo
 e contamina la mente
 con pensieri infetti.
E l’impotenza mi soffoca,
mi tarpa le ali,
offusca la coscienza.
Vorrei urlare a squarciagola,
strapparmi i vestiti,
spaccare tutto,
sputare in faccia alla gente.
Forse perfino uccidere…
E invece rido,
a denti scoperti,
col gelo negli occhi
e nessuna pietà nel cuore.
Un ghigno crudele, falso
come sono falsa io,
com’è falso tutto.
La maschera oscena
di un clown senz’anima.

venerdì 6 dicembre 2013

Evento DuO, a cura di Alex Coman


Serata Duo

in collaborazione con:

Ados di Narni 

e Circolo Ricreativo Culturale Dipendenti Comunali Terni






Cena con musica, racconti e poesie

venerdì 13 dicembre, ore 19
al ristorante-pizzeria
LA ROMITA
Terni

mercoledì 4 dicembre 2013

Insonnia



Notte senza sogni,
brandelli di pensieri
appesi a uno spicchio di luna.
Nella veglia insonne
l’eco mai sopita dei ricordi
striscia subdola
come serpe dal morso letale,
e le speranze, esiliate
nei recessi della coscienza,
squarciano il silenzio
con grida mute.
Se solo sapessi pregare
non chiederei misericordia
per l’anima mia perduta,
ma invocherei il sollievo
di un sonno di pace.








martedì 26 novembre 2013

Su di me...



Non voglio fiori per il compleanno
e non mi abbagliano ori e brillanti,
né sciocche frasi che sprecheranno
a mo’ di lusinga stuoli di amanti.

Lascio ai poeti le rime con cuore
e ai pittori i pregiati ritratti:
non so che farne di un mentitore
che mi sorrida con occhi distratti.

Non ho bisogno di chiedere aiuto
nelle tempeste che sferra la vita,
che sono forte l’ho sempre saputo:
riesco a curarmi ogni ferita.

E non mi serve chi mi consola,
posso rialzarmi, basto a me stessa,
e se alla fine rimango sola
ruggisco più forte di una leonessa.

Ma se concedo altrui la fiducia,
non s’azzardino a recarmi danno:    
non ci sarà filo che mai più ricucia
gli strappi amari del disinganno.

Sono implacabile, certo, lo ammetto:
non dimentico e serbo rancore.
Dunque sappiate che esigo rispetto
e me ne frego del falso amore!

lunedì 25 novembre 2013

Marina



Malinconica sirena
Affamata d’amore
Regali sorrisi
In cambio di niente
Nascondi nel cuore
Arcani tesori. 

sabato 2 novembre 2013

Lara Croft





Lo spirito organizzativo non è una dote della quale Luca possa vantarsi: sono le sette del sabato sera e deve ancora fare la spesa. Nel frigo, che supplica invano di essere sbrinato, mezzo cartone di latte rancido e una pera strafatta lamentano la loro solitudine, come la particella di sodio nel tormentone dell’acqua minerale. Non può andare da sua sorella anche questo week end: la poveretta è già inviperita per il marito distratto e i tre marmocchi pestiferi, e non perde occasione di lamentarsi con lui. No, stavolta deve cavarsela senza l’aiuto di nessuno: perché sarebbe andato a vivere da solo, altrimenti? Beh, ovviamente per proporre alle amiche:
«Ehi, bimba, che ne diresti di una cenetta romantica nel mio appartamentino? Cucino meglio di Simone Rugiati e, modestamente, sono anche più figo…»
Scuote la testa e sorride di se stesso: non solo è una frana ai fornelli, ma il caos che regna nel monolocale farebbe inorridire anche la più stoica delle donne. Senza contare che, in quasi sei mesi, ragazze zero! Eppure non è male, anzi… che dipenda dalle felpe macchiate e dai jeans stazzonati? Deve ricordarsi di prendere un detersivo per lavatrice, e magari di leggere le istruzioni dell’infernale elettrodomestico, per siglare finalmente l’accordo che ne interrompa lo sciopero selvaggio. Cerca di riepilogare le cose che gli servono, anche se sa che al market finirà per perdersi tra la miriade di offerte e riempirà il carrello di prodotti, tanto allettanti quanto inutili. Per fortuna il negozio è vicino, appena due isolati; bene, andrà a piedi, così rimanderà la sosta dal benzinaio, evento anelato disperatamente dalla carretta assetata ma doloroso per le sue tasche. Entra quasi di corsa e un foglietto svolazzante gli finisce sui piedi.
 “Curiosity killed the cat, but satisfaction brought it back”: è uno dei suoi motti preferiti; non può proprio trattenersi dal raccattare il piccolo rettangolo stropicciato. Lo dispiega e decifra senza difficoltà la grafia rotonda, quasi infantile, sicuramente femminile. Toh, una lista della spesa: quella che avrebbe dovuto fare anche lui, se solo fosse un bravo “massaio”. Legge:

Mele
Carote
Yogurt
Scarpe da ginnastica
Mangime per il cane
Zerbino
Cuffiette per l’ipod

Una fanatica del wellness, fitness e tutto quello che finisce per ness, - pensa - sempre a dieta, sneakers-dipendente, con gli auricolari del lettore musicale praticamente fusi nel padiglione dell’orecchio e l’immancabile cagnolino al guinzaglio. 
Lo zerbino lo disorienta un po’: lui nemmeno lo possiede, un qualsiasi oggetto sul quale pulirsi i piedi all’ingresso…  probabilmente è una delle cose che dovrebbe procurarsi, prima d’invitare una ragazza. La tipa che ha perso il foglietto deve essere una tutta precisina, cultrice del fisico, amante della casa e degli animali, oltre che della musica… 
Un momento, la conosce una così… ma certo: Lara Croft! Oddio, non sa come si chiami la sventola che incrocia spesso quando va a far finta di correre, la domenica mattina; ha un fisico davvero notevole e occhi da sirena come quelli di Angelina Jolie. Gli piacerebbe abbordarla ma, a parte che ”va” come un Frecciarossa, l’enorme dogo argentino che le galoppa davanti con una bistecca penzoloni per lingua, e sollevando nuvole di polvere, è sicuramente un buon motivo per raffreddare i bollenti spiriti. Altro che cagnolino smorfiosetto! Però la tipa deve abitare nei paraggi, visto che fa jogging nel parco del quartiere… forse frequenta quel supermercato… magari l’ha persa proprio lei, la lista! E, di sicuro, il mammut camuffato da miglior amico dell’uomo non l’ha portato, dentro il negozio! Luca si lascia prendere dalla frenesia: slalomeggia più volte fra i vari reparti, urta diversi carrelli, fa franare una pila di barattoli… alla fine si ritrova alle casse. Un anziano signore sta disponendo la spesa sul nastro con mani tremanti. 
«Sono sicuro che manchi qualcosa…» si lamenta con la cassiera, che simula un cortese interesse. «Dunque: yogurt, mele da fare cotte, carote da lessare… Sa, Signorina, ho problemi con la protesi…» la ragazza reprime una smorfia di disgusto. «Scarpe da ginnastica per portare il cagnolino a passeggio… i suoi croccantini preferiti… Si chiama Buck e mi fa tanta compagnia…» la cassiera trattiene uno sbadiglio. «Lo zerbino nuovo, altrimenti mia moglie si arrabbia e dice che sono un vecchio smemorato. Manca ancora un oggetto: erano sette… dove sarà finita la lista?»
«Forse delle cuffiette per l’ipod?» Suggerisce Luca alle sue spalle, rassegnato alla fine ingloriosa dei suoi sogni.
«Ma certo!» esulta l’uomo, con un sorriso grato negli occhi smarriti. «Le cuffiette per il mio nipotino! Come ho fatto a dimenticarle? Grazie, giovanotto, ma lei come lo sapeva?»
«Eh... intuito…» si schermisce Luca, pensando che, proprio, lui e il ”Signor Intuito” devono aver litigato da piccoli. Si allontana con lo stato d’animo di un soufflé sgonfiato per mettere velocemente qualcosa nel carrello prima che l’esercizio chiuda. Un urto violento lo fa sobbalzare.
«Scusa, non lo so dove ho la testa… la fretta… ho lasciato Ivan in macchina…»
La voce è altrettanto sexy della proprietaria; Luca sbatte due o tre volte le palpebre. No, non è un miraggio: è proprio lei, Lara Croft, e Ivan il terribile è chiuso in auto! Sfodera il più seducente dei suoi sorrisi:
«No problem, baby… Posso aiutarti con la spesa?» 

giovedì 31 ottobre 2013

Non sollevate quel cappuccio


   «Allora vado. Ho lasciato delle caramelle sul tavolo.»
«Perché?» Distolgo l’attenzione dallo schermo e getto un’occhiata distratta a Giusy, la mia compagna. «Lo sai che non sono goloso…»
La voce muore in gola alla visione della bellissima vampira, che sorride divertita.
«Sciocco! Sono per i bambini che verranno a suonare alla porta. È un’usanza della notte di Halloween: dolcetto o scherzetto. Dovrai onorarla, altrimenti sarà peggio per te!» Esclama, puntandomi contro l’indice dall’unghia affilata e dipinta di nero.
Negli occhi bistrati balena un lampo di scherzosa minaccia; le labbra, cariche di rossetto scuro, si schiudono come un fiore carnivoro sui canini posticci, che brillano di sinistri bagliori. È terrificante e stupenda, terribilmente sexy nell’abito di seta nera che le fascia il corpo e scopre il décolleté. Deglutisco per riprendermi dalla sorpresa, mi alzo e mi dirigo verso di lei, che ha indossato il cappotto e sta per aprire la porta. Le circondo la vita con un braccio e l’attiro a me, inebriato dal suo profumo e dalla stuzzicante sensazione di solletico dei lunghi capelli corvini.
«Sei sicura di dover andare?» Le sussurro all’orecchio. «Potremmo festeggiare tu ed io, da soli… mi lascerei perfino mordere sul collo.»
«Smettila, dai!» Mi punta i palmi contro il petto. «Mi rovini il trucco, e le ragazze aspettano; è solo un’uscita tra amiche, tra un paio d’ore sarò di nuovo a casa e riprenderemo il discorso,» ridacchia, maliziosa, «sempre che non ti addormenti davanti alla tivù come al solito.»
Fingo di essere offeso e mollo la presa: «Vai, vai, altrimenti rischi di arrivare tardi al Sabba!»
«I vampiri non partecipano ai Sabba!» Ride. «Sei sicuro di non voler venire? È la “notte nera” delle streghe: i negozi sono aperti, ci sono luminarie e festeggiamenti in ogni quartiere, si mangia per le strade, si canta e si balla tutti insieme. Sono certa che ti divertiresti…»
«Uhm… ne dubito,» scuoto la testa, «non è roba per me: non amo la confusione, e queste “americanate” non le capisco. Guarderò un film e ti aspetterò sveglio, mia dolce “succhia sangue”. Vai pure a caccia delle tue vittime e divertiti.»
Mi fissa titubante, poi mi schiocca un sonoro bacio sulla gota e sparisce in un baleno, come un’oscura creatura delle tenebre. Sospirando di rassegnazione, mi consolo nell’abbraccio della poltrona e afferro il telecomando. Una scampanellata interrompe il mio zapping. La solita distratta –penso- ha sicuramente dimenticato qualcosa, oltre le chiavi di casa, o forse ci ha ripensato e preferisce “vampirizzare” me, anziché andare in giro di notte con quelle pazze delle sue amiche. La sottile speranza mi regala una sferzata di energia: scatto in piedi come una molla e mi precipito ad aprire. Non vedo nessuno, poi mi sento strattonare per l’orlo della felpa e abbasso lo sguardo. Cinque o sei nanerottoli, mascherati da zombie, mi fissano con gli occhi cerchiati di nero nei visetti esangui. Che strani bambini –rifletto, perplesso- dovrebbero schiamazzare festosi, invece se ne stanno in silenzio, immobili, quasi senza respirare, come se fossero davvero dei morticini viventi.
«Dolcetto o scherzetto!»
La vocina squillante mi fa sussultare. Ruoto il capo e la vedo: una macchia di colore rosso acceso nel buio della notte. Che ci fa, Cappuccetto Rosso, in un branco di zombie? La bambina, quattro, cinque anni, batte per terra i piedini, stizzita.
«Dolcetto o scherzetto!» Strilla di nuovo, impaziente. «E non dire che non hai nulla da regalarci: so benissimo che ci sono dei dolci per noi. Avanti, cacciali fuori!»
Non so se arrabbiarmi o scoppiare a ridere. «Ehi, piccola, che modi! La mamma non ti ha insegnato che le cose si chiedono “per favore”? Rifammi la richiesta in maniera educata e, forse, vi darò qualche caramella.»
«Peggio per te…» sibila la piccola, «me le prenderò da sola!» e mi sferra un calcio in uno stinco. La sorpresa cede il passo al dolore, al quale subentra l’indignazione. Non sopporto i bambini, e questa è una vera peste.
«Sparite!» urlo. «Andate a rompere le scatole a qualcun altro!»
Mentre sbatto la porta sulle facce ebeti dei mini zombie e su quella, paonazza di collera, della malefica frugoletta dal cappuccio rosso, la sento sussurrare: «La pagherai: non si negano le caramelle a una bambina…»
Che tipo! Una streghetta, altro che Cappuccetto Rosso! Come diavolo sarà venuta, a sua madre, l’idea di camuffarla in quel modo? Un rumore, simile a un fruscio di carta, interrompe le mie riflessioni; mi giro e… la bambina è di spalle accanto al tavolo, scarta le caramelle e se le mette in bocca: sento distintamente lo sgranocchiare dei dentini.
«Come sei entrata?» Balbetto.
Si volta lentamente, sorride, e il cuore mi si ferma nel petto: al posto del visetto paffuto dalle gote rosse c’è un teschio scarnificato, con due pezzi di brace fiammeggiante nelle orbite. Spalanca la mandibola sdentata e sghignazza, diabolica. Indietreggio in preda al panico mentre l’essere immondo avanza verso di me, brandendo un coltellaccio nella mano scheletrica. Quando sto per guadagnare la porta mi sento afferrare per un braccio. -Gli zombie!- Penso, ricordando all’improvviso gli inquietanti compagni di merende del piccolo mostro. Pazzo di terrore, caccio un urlo disumano; sento le forze venir meno e mi accascio sul pavimento...
«Ehi, sono io, svegliati!»
Sbatto le palpebre, impiego diversi secondi per mettere a fuoco il volto di Giusy, che mi fissa preoccupata.
«Lo sapevo che ti saresti addormentato! E devi aver fatto un brutto sogno, a giudicare dalla faccia : sei pallido e tremi come se avessi visto uno spettro. Andiamo a dormire, dai… Halloween non è la festa per te.»  
Afferro la sua mano per alzarmi dalla poltrona e avverto un sinistro scricchiolio, come di legna secca, oppure di… ossa! Nel palmo sto stringendo le falangi di uno scheletro. Sollevo gli occhi… al posto del volto di Giusy, il teschio dagli occhi di brace mi fissa beffardo. L’orrenda voragine che un tempo era una bocca sta masticando qualcosa… sono caramelle!   

    


martedì 29 ottobre 2013

Un regalo per Marina

  
        Alex riflette un attimo, prima di apporre la firma sul foglio.
«Gli ematomi spariranno in pochi giorni, e le escoriazioni guariranno senza lasciare cicatrici» afferma, con tono professionale.
Marina abbozza un sorriso riconoscente, sforzandosi di trattenere le lacrime. Il giovane medico del pronto soccorso l’ha tenuta d’occhio per tutto il pomeriggio, mentre lei attendeva il proprio turno seduta in disparte, con lo sguardo perso nel vuoto. Bel modo di trascorrere la vigilia di Natale…
Quando l’ha visitata, la ragazza ha biascicato d’essersi procurata i lividi e le ferite cadendo dalle scale, ma la voce incrinata dal pianto e lo sguardo sfuggente erano ben poco convincenti.
Alex s’è sentito fremere di rabbia: ne ha viste tante, troppe, come lei! Donne oltraggiate, vittime di ogni sorta di sevizie, che si vergognano come se fosse colpa loro e tacciono, proteggendo gli aguzzini.
«Domani è Natale…» le sussurra. «Perché non fai un regalo a te stessa?»
Lei lo guarda senza capire.
«Puoi sporgere denuncia e mostrare questo referto. Chi picchia le donne è un bastardo, non merita comprensione né pietà. Nemmeno la vigilia di Natale!»
S’è accalorato e la voce è salita di tono. Marina arrossisce e abbassa gli occhi, imbarazzata.
«Non devi vergognarti» continua, deciso. «Tu non hai nessuna colpa: non c’è nulla di sbagliato in te. Quelli che sfogano le frustrazioni maltrattando i più deboli sono dei malati, persone pericolose che vanno fermate. Non è solo un tuo diritto: è un dovere! La prossima volta lui potrebbe ferirti seriamente, o addirittura ucciderti. Non permettere che accada. So che gli vuoi bene, ma devi volerne soprattutto a te stessa. Non può esserci amore, dove c’è la violenza!»
Marina tace, a occhi bassi. Alex scuote la testa rassegnato:
«D’accordo, come vuoi…» le porge la cartella con il referto. «Torna fra qualche giorno a farti dare un’occhiata. Buon Natale.»
La ragazza annuisce e gli sfiora la guancia con un bacio, mormorando un timido “grazie”. Nell’uscire, indugia un istante sulla porta e si volta verso di lui:
«Sai? Credo che me lo farò quel regalo. Buon Natale anche a te.»


lunedì 28 ottobre 2013

Tacete...



Non sopporto chi pontifica,
chi si crede importante
senza essere nessuno,
chi si arroga il diritto
di sputare sentenze,
tranciare giudizi
elargire consigli.
Ma guardatevi, ascoltatevi:
chi cazzo siete?
Credete davvero che il mondo
non giri senza di voi?
Idioti illusi!
Il segno che lascerà
la vostra vita inutile
è più impalpabile
della bava di lumaca.
E ancora parlate, parlate…
Ma tacete, perdio!
E imparate l’umiltà.

mercoledì 23 ottobre 2013

Cala il sipario



Signore e signori,
il pagliaccio è stanco:
è ora di calare il sipario
sugli stracci  multicolori,
il trucco osceno,
i lazzi e gli sghignazzi.
Non concedo il bis, stasera,
stasera no…
Voglio spogliarmi, struccarmi,
rilassare i muscoli dolenti
dei falsi sorrisi,
buttare le membra spossate
su un giaciglio
e lasciar scorrere le lacrime
a lavacro del cuore.
Non concedo il bis, stasera,
perdonatemi…
Se non siete soddisfatti
rendo i soldi del biglietto,
ma stasera lasciatemi in pace…


sabato 19 ottobre 2013

Aquiloni



I sogni sono aquiloni
dai colori sgargianti.
Volteggiano lievi
sospinti dal vento,
e tu li rincorri
aggrappata ad un filo,
col cuore di bimbo
e gli occhi nel sole.
Credi che ti appartengano
e ridi, correndo felice.
Ma basta un fuscello
per farti inciampare:
il laccio scivola via dalle dita
e resti lì, immobile,
a guardare il cielo.
Li vedi sempre più piccoli,
finché i colori si fondono
in un grumo nero e sfocato
nel livido tramonto della vita.

venerdì 4 ottobre 2013

Mare nero




Stanotte il mare è più nero:
nero di corpi innocenti,
nero di speranze annegate,
nero delle nostre sporche coscienze.
Vergogna!
Ha tuonato un uomo vestito di bianco.
Vergogna!
Non c’è altra parola,
non c’è riscatto né assoluzione,
non ci sono false lacrime
né petti percossi
né capi cosparsi di cenere
che possano lavare questa vergogna.
È nero il mare, stanotte,
un’orrida tomba d’innocenti
senza nome, senza futuro,
senza più voce per gridare
la loro pena ad un mondo d’ignavi,
maledetti  bastardi indifferenti,
sporchi fin nel profondo
delle nostre anime nere!


mercoledì 2 ottobre 2013

Cenere d'amore


immagine web modificata

Per averti accanto a me
scalerei le montagne,
m’inabisserei nell’oceano,
vagherei per gli spazi siderali.
Potrei spegnere il sole,
farmi amica la luna,
strappare le stelle e fartene dono.
Smetterei di bere, di mangiare,
tratterrei anche il respiro.
Soffocherei uno ad uno i sogni
e li celerei in uno scrigno.
Bandirei la mia libertà
come il peggiore dei nemici,
ti rinchiuderei nel mio cuore
e getterei la chiave.
Ti farei schiavo di me
ed io lo sarei di te.
Potrei mentire, tradire, uccidere,
per averti al mio fianco,
tutta la vita
o anche soltanto un’ora.
E avrei paura di quest’amore
che mi ridurrebbe in cenere.



mercoledì 11 settembre 2013

Lo scrigno dei desideri



Ho aperto lo scrigno dei desideri smarriti,
quelli dimenticati,
perduti per le strade della vita.
Col cuore gonfio d’emozione
e gli occhi inumiditi dal pianto
ho tirato fuori, uno alla volta,
i sogni mai realizzati,
la spensieratezza dell’infanzia,
il primo amore e tutti gli altri.
Lo sguardo fiero di mio padre,
la felicità di mia madre,
una vita serena, che mi bastasse.
Le notti benedette dal sonno
e le preghiere mai pronunciate.
Il calore dell’amicizia,
il sorriso di un figlio,
la stima di me stessa…
Mi hanno fatto male.
Li ho riposti con cura, uno ad uno,
ho richiuso lo scrigno e buttato la chiave.



lunedì 26 agosto 2013

Quando verrà...




Mi piace immaginare 
che la Morte,
quando verrà per me,
mi parlerà 
con la voce dell’amico più amato,
oppure saprà rasserenarmi,
col sorriso ceruleo di mia nonna,
o saranno le fusa del mio gatto,
ad acquietare i battiti del cuore.

Non avrò paura:
ricorderò in un attimo
le meraviglie che ho vissuto,
si placherà il rimpianto,
cesserò di lottare coi rimorsi,
e la speranza cederà all’oblio.

Chiuderò gli occhi,
libera, finalmente,
nell’ultimo sonno senza sogni.

venerdì 23 agosto 2013

Luna piena

Haiku




Luna rotonda

illumini gli amanti.

-Tace la notte.

Se avessi un amico



Se pensassi d’avere un amico
non vorrei che vegliasse, la notte,
perché io non riesco a dormire,
né avrei la pretesa, di giorno,
che seguisse sempre i miei passi.

Non  vorrei che mi desse ragione
e mi adulasse con false lusinghe,
ma vorrei  mi capisse senza parlare,
e  vedere dentro i suoi occhi
l’immagine che io ho di me stessa.

Vorrei mi accettasse così come sono,
e gli piacessi perfino,
perché non saprei esser diversa,
e se mi volesse cambiare,
non potrebbe essermi amico.

giovedì 15 agosto 2013

Parole

Mi sono strappata il cuore,
l’ho gettato oltre il fossato
e ho alzato i ponti levatoi.
Ho minato gli accessi
e disteso cavalli di frisia.
Ho sparso sale nell’anima  
per farne deserto.
Ho messo al rogo ricordi,
esiliato emozioni,
censurato pensieri.
Credevo di essere forte:
una roccia  granitica
che nulla scalfisce;
ma le parole feriscono,
scavano voragini immense.
Fanno male, più di una lama,
e non c’è difesa né scampo,
puoi solo accucciarti in un angolo
e aspettare che l’eco si spenga.




sabato 10 agosto 2013

San Lorenzo



Osi ancora pretendere,

misera creatura,

immeritevole

dei doni che hai oltraggiato,

belva coi tuoi simili,

ingrata col tuo fato?

Lascia in pace le Perseidi:

non brillano per te!

China il capo,

nel buio della notte senza luna,

e ringrazia il tuo Dio,

se ne hai uno,

della casualità d’esistere.


martedì 6 agosto 2013

Funambola

Spogliata di tutto,
ho  gettato gli orpelli,
scacciato sogni,
soffocato speranze,
rinnegato ogni credo.
Con l’anima a nudo,
non ho chiesto sconti:
ho scelto e pagato
il prezzo del biasimo,
condito di lacrime
e solitudine,
a  riscatto di me,
del  diritto di essere
così come sono
e nient’ altro,
libera di perdermi
e non chiedere aiuto.
Cammino sul baratro
tra senno e follia,
un passo via l’altro,
senza voltarmi
né guardare avanti,
tenendo il respiro
per non vacillare.
Mia, la colpa se cado,
e mio soltanto il merito
se mi rialzo ogni volta.
Maldestra funambola,
danzo in punta di piedi
su un filo ondeggiante
nel circo del vivere.

lunedì 1 luglio 2013

Rose rosse




Percorre a passi lenti il sentiero che si snoda fra le tombe del piccolo cimitero e la sensazione che ci sia qualcosa di strano gli allerta i sensi. Si ferma, incerto -le narici frementi di un puledro che ha fiutato il pericolo- e trattiene il respiro, per cercare di captare voci o suoni, rivelatori di una qualsiasi presenza. Niente: una greve cappa di silenzio sembra discendere dalle cime dei cipressi spettrali e propagarsi in densa nebbia minacciosa, a ghermire i marmi e i monumenti funebri. L’assoluta mancanza di rumore è talmente irreale, che un brivido d’inquietudine gli serpeggia nel collo e lungo la schiena, facendogli drizzare i capelli e accapponare la pelle. Non ode nulla, eppure percepisce qualcosa: sente che sta per accadere… non sa cosa, ma il terrore lo inchioda, come se i piedi fossero fusi in blocchi di cemento.

Rotea gli occhi nelle orbite, si costringe a girarli verso la tomba murata di fresco. Un dolore lancinante gli sferza il cervello; si guarda la mano: gronda sangue da profonde scalfitture causate dalle spine conficcate nel palmo, che stringe con forza il mazzo di rose. Sua moglie -che sia dannata!- detestava le rose, e proprio rose ha deciso di portarle, ogni giorno, al cimitero. Vuole soffocarla di rose, quella tomba: rosse come la rabbia impotente che l’ha divorato per i dieci anni di tortura del suo matrimonio; spinose come l’odio che gli ha dilaniato l’anima; laceranti come la sete di vendetta, che nemmeno l’essersi liberato dell’arpia, riesce a placare; rutilanti come le fiamme dell’inferno, tra le quali le augura di bruciare in eterno! 




Coming soon...