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giovedì 11 dicembre 2014

Non sei nessuno





Mi sento viva 

solo quando sono con te.

Non per i tuoi meriti,

e nemmeno perché tu sia la mia vita.

Non lo sei, non sei nulla di più

di uno dei tanti

che ho incontrato per caso

in un giorno d’estate

che per me era inverno.

Mi hai sorriso, distratto,

come avresti sorriso a chiunque,

e saresti passato oltre

se non ti avessi seguito,

cucciolo timoroso

che cerca una carezza.

Mi hai preso con te,

hai scaldato il mio corpo

e nutrito la mia anima.

Non sei nessuno,

non sei la mia vita,

ma senza te non vivrei.



martedì 9 dicembre 2014

Solitudine






Ed eccoti, amica solitudine,

compagna silente dell’età matura.

Ho chiuso la porta, il mondo è là fuori.

M’ignora, lo ignoro,

ha cessato di esistere.

Solo tu ed io, in questa notte

uguale a tante altre,

che nemmeno il sonno osa turbare.

Tu sola mi comprendi,

accarezzi le cicatrici

di ferite che non fanno più male;

stendi sui rimpianti il balsamo dell’oblio.

Sorridi delle mie debolezze,

non giudichi gli errori del passato,

non fomenti le speranze del futuro.

Sei qui, adesso, in questo eterno presente,

mia unica ricchezza,

mia forza invincibile.

Stretta nella corazza del tuo abbraccio

ignoro la paura,

non ho nulla da perdere,

niente da desiderare.

Ho rinunciato a tutto per averti

ed esulto del favore che mi concedi.

Nei nostri amplessi struggenti

ti chiamo “Libertà”.

domenica 30 novembre 2014

Scirocco






Barcollo nel vento, esule senza meta.

Raffiche bizzose scompigliano i capelli,

sferzano la schiena, ottundono i sensi.

Mi piego, cado, mi rialzo e vado avanti

senza sapere dove, senza voltarmi indietro,

fuscello nel vortice, microbo dell’universo.

Non è lo scirocco a imbizzarrire la mente,

non la sabbia a screpolare la coscienza,

non l’arsura a essiccare l’anima.

E queste lacrime frenate dall’orgoglio

non sono il rigurgito del cielo,

ma il sale liquefatto dei rimorsi

che spargo a piene mani

sulle rovine sterili della vita.



martedì 4 novembre 2014

L'ultimo Halloween







- Nonno, quando eri bambino tu, cosa facevi la sera di Halloween?
Guardi il tuo nipotino, sette anni, infagottato nel costume da folletto già appartenuto al fratello maggiore, troppo grande per lui e scolorito dall’usura.
Gli occhi chiari, così simili a quelli di Olga, brillano d’eccitazione. Gli amichetti che devono passare a prenderlo per il rituale giro del “dolcetto o scherzetto” sono in ritardo, e i piedini scalpitano nell’impazienza dell’attesa, dentro le sneakers che fanno a pugni con il resto dell’abbigliamento.
Tremi per l’ondata di tenerezza che ti travolge.
- Ai miei tempi, Halloween non esisteva, Giulio.
- Non esisteva? – sgrana gli occhi, incredulo. – Sei sicuro? Forse non ricordi bene…
Il nonno è svanito, dimentica le cose. Non stare sempre appiccicato al nonno: è vecchio, e non è bene che i bambini passino troppo tempo in compagnia dei vecchi.
Quante volte tua nuora ha pronunciato quelle e altre frasi simili, credendo che non la sentissi? Già, perché il nonno è anche sordo e rincoglionito.
Non raccontare storie paurose ai bambini, babbo.
Ingoi fiele quando ti chiama babbo: non è tua figlia e ti disprezza, ti sopporta solo per i soldi della pensione che le metti in mano ogni mese.
Gli fai venire gli incubi con i tuoi racconti.
Invece, i cartoni animati che guardano dalla mattina alla sera, pieni di violenza e volgarità, sono educativi, vorresti replicare, ma sai che sarebbero parole al vento.
Ai tuoi tempi non c’era la televisione e non esistevano nemmeno le “americanate” come Halloween. Gli americani erano quei soldati entrati in paese con le jeep durante la lontana primavera della liberazione; parlavano una lingua sconosciuta, ridevano sempre e ti regalavano una barretta di cioccolato delle loro razioni. Non l’avevi mai visto il cioccolato, e ti sembrava la cosa più buona del mondo; lo custodivi gelosamente sotto il materasso di crine e ne sgranocchiavi un pezzetto alla volta, la sera quando ti coricavi al buio, facendolo sciogliere sotto la lingua piano piano perché durasse il più a lungo possibile.
- Forse hai ragione, Giulio: sono io che non me lo ricordo – convieni, mentre sorridi al piccolo e gli passi una carezza sul visetto imbrattato di trucco.
- Non preoccuparti, nonno, ti voglio bene lo stesso – si solleva sulla punta dei piedi per schioccarti un bacio sulla guancia. – Ecco, prendi questo, – ti mette in mano un cornetto rosso di plastica – è un potente amu… amul… insomma, una cosa che tiene lontano il male. Stanotte le streghe e gli spiriti non verranno a prenderti. Poi, io torno presto e ti proteggo fino a domattina – afferma, convinto.
Sorridi con le ciglia inumidite dalle lacrime. Da quanto tempo non temi le streghe e gli spiriti? Sono altre le cose che ti fanno paura: la vecchiaia, la malattia, la morte. L’indifferenza di tuo figlio, la meschinità di sua moglie. E ben altri spettri funestano le tue notti insonni: i rimpianti e i rimorsi per tutte le cose che avresti voluto fare e non hai fatto, e per quelle che hai fatto e non avresti dovuto fare. E i ricordi incombono grevi come macigni, a schiacciarti l’anima.
- Forse verrà la nonna a farti compagnia, mentre io non ci sono…
Lo fissi allibito. Come fa a ricordarsi della nonna? Aveva appena un anno quando è morta, proprio la notte di Ognissanti. In casa non ne parla mai nessuno e tua nuora ha fatto sparire tutto: vestiti, fotografie, i centrini di pizzo e i soprammobili di maiolica che le erano tanto cari.
Non puoi restare da solo, babbo; questa casa è troppo grande per una persona anziana e malata, e noi paghiamo l’affitto per quel buco d’appartamento dove ci rigiriamo a mala pena. Veniamo ad abitare qui, è la soluzione più ragionevole per tutti.
Non hai avuto il coraggio di opporti, di difendere la tua libertà e i tuoi ricordi. Saresti stato un vecchio egoista, e perfino Olga, la compagna di una vita, ti avrebbe rivolto parole di biasimo.
Olga… domani andrai al cimitero e le porterai delle violette. Potrai guardare i suoi occhi che ti sorridono dall’immagine sulla lapide, una foto restaurata e colorata di quando era nel fiore degli anni e della bellezza. È stato il suo ultimo desiderio, l’unico che tu potessi ancora esaudire: rimanere giovane e bella nella memoria dei suoi cari. Sì, andrai al cimitero anche se sarà freddo, anche se dovrai farti la strada a piedi, stringendo i denti a ogni passo per il dolore alle anche sbriciolate dall’osteoporosi. Ci andrai da solo perché nessuno si offrirà di accompagnarti. Nemmeno nel giorno in cui si commemorano i defunti, nemmeno nell’anniversario della sua morte.
Non sono cattivi, ti direbbe lei, hanno sempre tanto da fare: il lavoro, i bambini, la casa e un vecchio da accudire. È giusto che si riposino almeno nei giorni di festa.     
Hai smesso d’interrogarti su cosa sia giusto, hai smesso di giudicare, hai smesso di vivere da quando lei ti ha lasciato. Se non fosse per Giulio, l’unica creatura al mondo che ti dimostri un affetto sincero…
Una scampanellata ti strappa alle tue riflessioni. Gli occhi del bambino, gli stessi occhi di Olga, s’illuminano di gioia.
- Eccoli, sono arrivati! – esclama precipitandosi alla porta.
Prima di aprire, si volta a guardarti.
- Nonno, tu mi aspetti, vero? – implora con la vocetta incrinata dalla preoccupazione.
- Certo, amore mio. Forse mi addormenterò sulla poltrona; svegliami quando ritorni.
- E mi racconti le storie delle paure, di quando eri piccolo e vivevi in campagna?
- Sai che la mamma non vuole…
- Ma noi non glielo diciamo, – ti strizza un occhio – è il nostro segreto – e schizza fuori, unendosi al gruppetto dei piccoli mostri festanti.
Appoggi la nuca allo schienale, chiudi gli occhi e ti lasci pervadere dal torpore. Non sai quanto tempo sia passato, il tocco di una mano ti riscuote.
- Sei già di ritorno? Quanti dolcetti ti hanno regalato?
Silenzio, e quel profumo di violette che ti accarezza le narici. Il suo profumo. Non hai bisogno di svegliarti: sai che lei è lì. È venuta a prenderti.
Perdonami, Giulio, pensi, stavolta non posso aspettarti. Non piangere, piccolo: il nonno adesso è felice.  

   

mercoledì 8 ottobre 2014

Vita








Si nasce, si muore.
Nel mezzo c’è la vita.

Un viaggio senza meta.
Un sogno che non ha risveglio.
Una cambiale già scaduta.

È vano affannarsi
a cercare la ragione,
inseguire scopi nobili
e paradisiaci miraggi.

Mi è toccata la sorte di vivere
senza chiederlo né volerlo,
senza sapere il perché.

Nel carosello pirotecnico 
delle mie stagioni,
gioisco di ogni respiro,
di ogni lacrima versata,
di ogni palpito del cuore.

Soltanto questo mi è concesso,
ed è un regalo immenso.

Si nasce, si muore.
Nel mezzo
c’è una briciola di eternità.




martedì 9 settembre 2014

Poesia dell'ultima notte della Terra







C’è una luna piena che spezza il respiro,

e le azzurre Pleiadi occhieggiano lassù,

nel cielo nero di disperazione.


Non ho più voce per cantare,

non ho più occhi per piangere.

Ho dissipato i sogni, bruciato ogni speranza.


Muti versi rimbombano nei deserti dell’anima,

e l’angoscia del vivere

si stempera nel mare dell’oblio.


Il mio cuore è sordo

ai richiami di chimeriche sirene,

e le tenebre lusingano la mente stremata

con promesse di pace.


Molte altre notti culleranno il sonno della terra,

ma non per me.


Questa veglia dolente sarà l’ultima concessa

al mio dissennato amore per la vita,

e questo vaneggiante lamento,

la mia estrema poesia. 



dedicata a Henry Charles Bukowski

sabato 9 agosto 2014

Io&me





Anna No, dai, la nutella lasciala sullo scaffale. Tira via quella mano.

Rita Ma sono secoli che non la mangio. Quasi non ricordo che sapore abbia. Guarda, prendo questo, il bicchiere più piccolo: ce n'è davvero poca. Poi, un bicchiere in più fa sempre comodo.

Anna Che cavolo dici? Hai decine di bicchieri, che te ne fai di un altro? Non inventare scuse puerili. Lo sai che la cioccolata è una bomba calorica.

Rita Alla linea ormai ci ho rinunciato da secoli… E dai, lasciamela comprare.

Anna Se non ti preoccupi della linea (ma dovresti), pensa almeno alla tua gastrite: il medico te l’ha proibita, mi sembra.

Rita Oh, beh, se è per quello mi ha proibito quasi tutte le cose che mi piacciono, compresi il caffè e le sigarette. Me ne frego, tanto prendo i gastro protettori.

Anna E secondo te, quella sarebbe la soluzione? Elimini i sintomi per ignorare la causa, brava!

Rita Uffa, sei davvero noiosa. Non ti ci porto più a fare la spesa con me.

Anna Come fai a non portarmi con te, dal momento che siamo la stessa persona?

Rita Appunto, siamo la stessa persona, e tu sei soltanto il primo dei miei due nomi, non il grillo parlante di Pinocchio. Quindi non rompere e stattene un po’zitta. Prendo la nutella e anche questa confettura di castagne alla vaniglia, che sbavo solo a leggere l’etichetta.

Anna Fai un po’ come ti pare, ma almeno limitati a pensare, invece di parlare a voce alta. Ci stanno osservando: mi fai sempre vergognare.


Mi guardo intorno: in effetti, una vecchina mi fissa a bocca aperta.
Capita spesso quando, in pubblico, mi metto a litigare con me stessa, borbottando e gesticolando. Di solito faccio finta di nulla e tiro dritto per la mia strada, ma oggi ho trascorso una giornata terrificante al lavoro e ho voglia di cazzeggiare.
Come diceva il Perozzi? 
“Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”.
L’idea che mi frulla nella testa è troppo allettante: non posso sprecarla; con buona pace della vecchina che non si fa i cavoli suoi.
Le rivolgo un sorriso radioso:
- Ha bisogno di qualcosa, signora? No, perché mi sta guardando da un po’…
- Oh, mi scusi – balbetta lei – ma parlava da sola. Temevo che si sentisse male…
- Non parlavo da sola, signora, bensì con Anna, la mia sorella gemella.
- Sua sorella? – sbarra gli occhi – Ma io non vedo nessun altro, oltre noi due.
- Certo, lei non può vederla: mia sorella è morta da dieci anni. Eravamo gemelle, identiche d’aspetto ma con caratteri opposti: lei giudiziosa ed io scapestrata. Per tutta la vita mi ha rotto le scatole con i suoi consigli e i suoi rimproveri, e quando è morta, anziché andarsene all’inferno ha preferito rimanere al mio fianco per continuare a tormentarmi. Si figuri che un attimo fa voleva impedirmi di comprare la nutella. Ma dico: sei morta? Allora riposa in pace e lascia in pace anche me. Ho ragione o no?
- Certo, certo… - ansima la poveretta, bianca come un cencio – mi scusi, ora devo proprio andare.
- Vada, vada, – le concedo – e tanti saluti anche da parte di mia sorella. Dice che presto vi farete compagnia.
La vecchina traballa e si aggrappa al carrello per non cadere. Si allontana con passo malfermo. Sono sicura che in cuor suo sta facendo i debiti scongiuri.


Anna Quanto sarai stronza? L’hai fatta morire di paura, quella disgraziata.

Rita Ma dai, non essere la solita scassapalle. Ben le sta: così smetterà di ficcare il naso in faccende che non la riguardano.

Anna E se lo raccontasse a qualcuno?

Rita La prenderebbero per una pazza visionaria, vista l’età.

Anna Tu non ci stai tanto con la testa, cara mia…

Rita Sai che scoperta! Dai, adesso andiamo a casa che ho voglia di mangiare un po’ di nutella.




venerdì 25 luglio 2014

Ma quanto parlate






Parlate, sentenziate, pontificate…
Vi piace riempirvi la bocca di paroloni,
citazioni ad hoc, sparate esistenziali.
Credete di sapere tutto
e non sapete nemmeno
per quale fottuta casualità siate qui,
ad ammorbare l’aria di questo pianeta
con le vostre flatulenze.
Ma tacete, perdio!
Siate umili, perché non siete nulla,
e il vostro osceno blaterare
è soltanto uno starnuto nel vento.

lunedì 21 luglio 2014

Rinascerò





Quando questo corpo
sarà soltanto cenere,
io rinascerò nella spuma delle onde,
nello stridio dei gabbiani,
nella sabbia sottile delle dune,
nella madreperla delle conchiglie
e nello stormire degli aghi di pino.
Sarò terra, e mare, e cielo.
Arderò nel sole,
respirerò nel vento,
piangerò nella pioggia.
E quando questo pianeta cesserà d'esistere,
sarò un tutt'uno con l'energia dell'universo
e risplenderò,
polvere di stelle.

venerdì 11 luglio 2014

Ghosts against vampires



Domenica di campionato: tutto si ferma, sulla Terra, o meglio, tutto ruota intorno a una
sfera di cuoio. La politica, con i suoi scandali e le sue miserie, passa in secondo piano rispetto
alle rocambolesche imprese di ventidue baldi giovanotti, in brache corte e scarpette
chiodate, che si contendono un pallone per infilarlo nella rete avversaria.
Gli umani impazziscono per il gioco del calcio, e non solo loro, tant’è che l’ospite più esimio
dell’Highgate Cemetery di Londra, tale Karl Marx, ha riveduto e corretto una sua celeberrima
massima, adattandola alla circostanza:
– Il football è l’oppio dei popoli!
– Ne siete sicuro, sir? Mi sembrava che attribuiste a ben più nobile soggetto la responsabilità
di tenere soggiogate le masse…
Karl guardò di sottecchi la sua interlocutrice, una sfiorita signorina inglese, pallida, dal
volto malinconico: Christina Rossetti poetessa dell’Era Vittoriana, come gli aveva confidato
in uno dei loro precedenti incontri, prima di mettersi a recitare versi struggenti con la foga
di un’invasata.
– Non ve ne abbiate a male, miss Rossetti, ma cosa ne volete sapere voi, di calcio? Siete
donna, e seguace di Erato, per giunta. Non offendete il vostro estro con argomenti prosaici
che non siete in grado di apprezzare.
– Chi ha visto il vento? Né voi né io; ma quando gli alberi piegano la testa, è il vento che
passa…
– Sì, vabbè… – replicò l’illustre spettro scuotendo la testa, – non capisco il nesso, ma siete
una donna: cosa si può pretendere? Da ciascuno secondo le sue abilità, a ciascuno secondo
le sue necessità.
– Perdonate, sir, – rispose Christina visibilmente seccata, – a prescindere dal fatto che non
sta a voi giudicare le mie abilità e che, vista la mia condizione di puro spirito, non ho necessità
alcuna, cosa vorreste dire con: “siete una donna”? È forse motivo d’onta, la mia natura
femminile?
“Mein Gott,” pensò il filosofo “è pure femminista! E chi la regge, questa, per l’eternità?”
– Non ve la prendete, gentile signorina – la blandì, – del resto, la tradizione di tutte le generazioni
passate pesa come un incubo sul cervello dei vivi.
– Sì, può darsi, ma voi siete morto! – sbottò lei, piccata. – Nonostante ciò, continuate a
parlare per aforismi. E che palle! – Christina girò le spalle e si allontanò tutta impettita,
facendo frusciare l’ampia gonna.
– Di nuovo a battibeccare con la vecchia gallina, herr Marx?
Il leggendario vampiro di Highgate gli era giunto silenziosamente alle spalle, facendolo
sussultare. – Se fosse ancora in vita, non la morderei nemmeno se stessi per morire di sete…
Brrr! Deve avere l’arsenico nelle vene, quella!
– Eh, ci vuole pazienza, amico mio, – sospirò Karl grattandosi la folta barba canuta, – si
sa che le donne non amano per niente il gioco del calcio, e si sentono defraudate
dell’attenzione maschile ogni fine settimana. Ma veniamo a noi: avete formato la squadra?
– Certamente, come tutte le domeniche. I non morti sono in forma smagliante, rinvigoriti
da buon sangue fresco e grintosi come non mai. Al tramonto sono usciti tutti dalle loro bare,
e adesso stanno facendo “spogliatoio” in un mausoleo monumentale dell’Egyptian Avenue.
Stavolta vi daremo del filo da torcere!
– Beh, la squadra dei fantasmi non è da meno, mio caro succhia sangue! – lo schernì
Marx. – A differenza vostra, non temiamo la luce del sole e abbiamo avuto più tempo per
allenarci e studiare le strategie di gioco. Vinceremo a mani basse, vie immer, come sempre.
– Uhm… questo è tutto da vedere, – ghignò il vampiro scoprendo i canini, – la palla è rotonda,
non si può mai sapere dove andrà a rotolare.
– A proposito di palla: toccava a voi procurarne una. Spero che stavolta sia qualcosa degno
di tale nome.
– Come no, la migliore che abbiamo mai avuto, appena prelevata dall’ossario! – gongolò
il vampiro, e tirò fuori un teschio scarnificato da sotto il mantello. – Ho provveduto personalmente
a estrarre i denti e staccare la mandibola, così rotolerà senza impedimenti.
– Perfetto! – si rallegrò lo spettro. – Allora, direi che possiamo andare a cominciare. E
nella mia qualità di arbitro, sarò inflessibile e punirò con l’espulsione dal campo chiunque
commetta qualsiasi irregolarità o scorrettezza.
– Di quali scorrettezze andate blaterando, sir? – si adombrò il vampiro. – Dovreste sapere
che i non morti sono dei veri gentiluomini!
– Sì, come no… e il paradiso è lastricato di buone intenzioni…
“Fantasmi, vampiri… sempre uomini sono,” rifletteva frattanto Christina, ascoltando in disparte
il dialogo tra i due. “Uomini, dei poveri uomini capaci soltanto di far girare le palle.”


Madame Rossetti truccata dalla sua visagista di fiducia
Immagine gentilmente concessa da Stella Demaris.

martedì 1 luglio 2014

Le frasi degli scrittori stellari



Celebrazione dei 900 iscritti
del gruppo F.B.
Libri Stellari







Cristina Paola Colesanti 


Abbiamo scritto 3 libri stellari, abbiamo creato nuove mode, lanciato nuovi autori, presentato volumi fantastici, scritto critiche e recensioni, scattato foto e creato immagini che mai ci saremmo sognati, abbiamo visto cose che voi umani (voi umani?) non potreste nemmeno immaginare, navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. 
E tutti quei momenti NON andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. 
900 Membri del gruppo più stellare che c’è le ricorderanno! 
È tempo di gioire!



Alex Coman 


Voglio un libro nostro tinto di stelle, che noi gattari non arriveremo mai a toccare.



Christine de Poladoc 


Novecento scrittori
Novecento amanti dei gatti
Novecento poeti
Novecento e non mille, ma valgono quanto tutte le stelle dell'Universo, 
Sono il gruppo FB più stellare che c'è!



Giordana Ungaro 


Se l'eccezione fa la regola e vigendo la legge del Caos anche nelle migliori famiglie, dei novecento scrittori gattofili uno ha un gatto che abbaia.



Rosanna Fontana 


Se Internet fosse una gioielleria, Libri Stellari sarebbe il diamante più prezioso della vetrina.
Se Internet fosse una concessionaria, Libri Stellari sarebbe la fuoriserie più accessoriata del momento.
Se Internet fosse il firmamento, Libri Stellari sarebbe il sole, intorno a cui tutto il resto ruota.
Se Internet fosse una fattoria, Libri Stellari sarebbe un gatto che si muove sicuro, mostrando al mondo la sua eleganza.
Per questo e tanto altro:
auguri Libri Stellari!
Altri 900 di questi utenti!!!



Ritanne du Lac 


Libri stellari è un gruppo dove tutti possono partecipare, anche una vecchia strega bislacca come me! I gatti poi... ah, i gatti! Sono gli unici, veri amici dell'uomo



Mariagrazia De Cola 


Dio disse: «Ci siano luci nel firmamento del cielo, per distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per i giorni e per gli anni
e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la terra».
E così avvenne. Qui sulla Terra, una brilla in modo particolare e vive di luce propria: la Stella fondatrice di Libri Stellari.




Giuseppe Ciucci


900 Autori, come le stelle che noi vediamo su questo gruppo. 
Ognuno ha la sua intensità di luce... 
Ne saranno scoperte altre e saranno sempre di più a brillare in quell'infinito orizzonte, chiamato Universo. 
Sì, così infinito come lo sguardo di un Gatto che trasmette eterne ispirazioni da un perfetto disegno vivente. Una creatura che, anche se innocente e birichina, mantiene sempre il suo fascino e mistero... Qualità possedute da questa meravigliosa creatura e presenti un po' in tutti noi...scrittori gattofili di Libri Stellari...



Cristina Biolcati



Siamo ormai in 900, che scriviamo di donne e di mare. Dei gatti che amiamo e delle favole buffe. 
Siamo 900 e speriamo di continuare, fra cimiteri e memorie, mentre una "Stella" ci sta a guardare.