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venerdì 7 giugno 2013

Non più, oramai



Non cerco un perché

al flagello dei giorni,

alle notti opprimenti

infestate da spettri

di sogni dissolti.

Non faccio domande,

non più, oramai;

non pretendo di capire,

né invoco l’oblio.

Mi lascio sbattere

come canna nel vento,

e raddrizzo la schiena

dopo ogni sferzata.

Sputo la rabbia

mischiata a veleno

e proseguo il cammino

senza strisciare.

Questo solo mi resta

di quello che fui,

delle vane speranze:

l’odio, l’amore, lo sdegno,

i tumulti insensati

coi quali m’illusi

di fottere il mondo.

Sorrido al ricordo

e non sento dolore,

non più, oramai.

Non sento null’altro

se non il mio sangue

che irrora le viscere,

e il sole impassibile

a scaldarmi la pelle.

E tanto mi basta.

Non chiedo, non prego,

non faccio domande,

non voglio risposte:

non è più importante,

non più, oramai…


1 commento:

  1. Patrizia Benetti14 giugno 2013 11:11

    Poesia triste, soffeta, vera come la vita.
    Brava!

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Grazie per il tuo commento: verrà pubblicato non appena lo avrò visionato.