riconoscimento Net Parade

In classifica sito

sabato 23 marzo 2013

La goccia


(racconto breve)


Paolo spalanca gli occhi sulle lancette dell’orologio, fosforescenti nel buio: le tre di notte. Ci mette una frazione di secondo a capire cosa l’abbia svegliato. Trattiene il respiro e tende le orecchie: può udire distintamente il “plin, plin, plin“ delle gocce che cadono e si fondono in una piccola pozza. È un rumore insistente, che il suo cervello amplifica in un’eco sorda. Non sta piovendo, ma sa che non si tratta di quello. Non è nemmeno un rubinetto lasciato aperto o una perdita delle tubature. Ha consultato l’idraulico e fatto ispezionare l’impianto e la caldaia. Prima di coricarsi ha controllato che fosse tutto a posto. E lo era, come al solito. Il gocciolio continua, lento e ovattato per quanto sono alterati e disordinati i battiti del suo cuore. Stringe gli occhi e si concentra, spera che il rumore cessi. Inutile: non accenna ad arrestarsi né a mutare il ritmo ossessivo. Esasperato, getta di lato il piumone ed esplora il pavimento con i piedi, alla ricerca delle pantofole. Un brivido gli percorre la spina dorsale, non per il freddo provocato dall’abbandono del letto. È qualcosa d’irrazionale: è paura. Anzi, terrore allo stato puro. Si dà dell’idiota e cerca di calmarsi. Il fenomeno ormai si manifesta da mesi, sempre di notte. Ha vagliato ogni possibile spiegazione, senza venirne a capo. Ha pensato addirittura si trattasse di qualcosa di fisico, ma sia l’otorino sia il neurologo hanno escluso eventuali patologie. Lo psicologo ha ventilato l’ipotesi di una condizione di stress, forse uno stato depressivo. Assurdo! Paolo è pensionato, single e tranquillo dal punto di vista economico. Non ha parenti che lo assillano, né debiti con Equitalia e nemmeno complicate relazioni sentimentali. E non è un pazzo visionario. Il rumore lo sente perché, da qualche parte, c’è quella maledetta goccia che continua a cadere. Quello di cui è certo è che non può essere frutto dell’immaginazione: non sono i suoi neuroni che si stanno liquefacendo. La goccia c’è, e non è nella sua testa. Prima o poi ne scoprirà la provenienza; deve stare calmo e non farsi condizionare da paranoie assurde. Percorre tentoni il corridoio buio fino alla cucina; la luce lattiginosa del neon fuga le ombre dalla mente. Getta un’occhiata al miscelatore del lavello: chiuso, naturalmente. Scuote la testa, rassegnato: ormai non riuscirà a riprendere sonno. Si farà un caffè e continuerà a leggere l’ultimo libro che ha comprato. Con i tappi di cera nelle orecchie, così la goccia smetterà di massacrargli i timpani e il resto. Il suono lacerante di una sirena d’allarme, proveniente dalla strada, lo fa sobbalzare. Si volta di scatto e sbatte violentemente la tempia nello spigolo di un pensile, lasciato aperto. Si accascia come una marionetta dai fili spezzati. Un attimo prima che il dolore lancinante gli ottenebri la coscienza, intravede con la coda dell’occhio il rivolo di sangue che defluisce dalla ferita, insieme alla sua vita. E che gocciola sul pavimento. Plin, plin, plin… 

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il tuo commento: verrà pubblicato non appena lo avrò visionato.