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venerdì 29 marzo 2013

Occhi inconsolabili

                                                (racconto-incipit)


         Sono venuto al funerale. C’è tutto il paese, a piangere il giovane fiore strappato alla vita.
“Un piccolo angelo innocente che il Signore ha voluto accanto a sé… ” 
sermoneggia il prete dall’altare, tra i miasmi nauseabondi dell’incenso e l’odore tenue delle rose spampanate.
Non credo nella consolazione di una vita ultraterrena. Come possono poche parole, biascicate con voce lamentosa, alleviare lo strazio di una madre? Il volto del bambino, sbattuto sui giornali e sui manifesti funebri, non mi ha devastato l’anima. Ma gli occhi di quella donna, spiragli aperti sul baratro di una mente prossima alla follia… quegli occhi mi si sono conficcati dentro, come un pugnale affilato nel cuore. Ho sentito un urto violento in mezzo al petto, ben più dirompente del tonfo attutito del corpicino che rotolava, sotto le ruote della macchina.

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