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venerdì 22 marzo 2013

Mare da morire


(racconto breve)

L’ho sognato, stanotte. Mi salutava con la mano, dritto in piedi nel piccolo gozzo che usciva dal porticciolo, all’imbrunire. Ho aspettato che la barca si confondesse con la linea scura dell’orizzonte, poi sono tornata alla nostra casupola di pescatori. È rincasato all’alba; mi ha destata con la passione dei baci, cullata tra le braccia vigorose. Ho assaporato il sale sulle sue labbra, ho passato le dita tra i capelli scarmigliati dal vento. La mia pelle bianca ha tremato nel fondersi con la sua, arsa dal sole. Rideva, nel sogno: era felice. Raccontava della pesca fruttuosa e della benevolenza del nostro mare. Il mare che era la sua vita.
Mi sono risvegliata sola, nel letto troppo grande. Sono corsa al porto, anima persa nella notte. Mi sono inerpicata fino a sporgermi dall’orlo dello scoglio più alto, dove ogni sera ho pregato, scrutando le onde scure e minacciose e sperando che il mare lo rendesse a me.
L’ho maledetto, quel mare; ho chiuso gli occhi e mi sono lasciata cadere…


1 commento:

  1. in questi racconti molto brevi sei davvero brava anna rita. non mi stancherò mai di dirtelo. qui racconti un'amore e la tragedia di una vita in poche battute, con immagini meravigiose come la casupola di pescatori, che non serve dire altro per figurarsela. sei brava

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