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lunedì 8 aprile 2013

La gatta

(racconto)


La percezione di mani che lo sfiorano è vivida e reale, come accade spesso nei sogni. Morbide dita femminili s’insinuano tra i capelli, gli sfiorano il viso, ripassano i contorni delle labbra e scendono ad accarezzare le spalle. Artigliano il torace, riempiendosi dei muscoli contratti dall’eccitazione. Unghie acuminate tracciano un solco leggero lungo il ventre, si districano tra la peluria del pube, seguono la piega dell’inguine, fino a stuzzicare i genitali. Le sensazioni che il corpo eccitato trasmette al cervello sono una sferzata violenta. Christian ha la consapevolezza che non possa trattarsi di un sogno; cerca di muoversi, ma le membra intorpidite non rispondono agli impulsi nervosi. È del tutto impotente, nei confronti di quelle mani che lo violano con carezze sempre più incalzanti: succube del potere che esercitano sui sensi esasperati. La strenua lotta fra il corpo, avviluppato dalla mollezza del sonno, e la mente lucida, è bruscamente interrotta dalle dita, che si serrano con decisione intorno al pene eretto. Spalanca gli occhi e cerca di tirarsi su, ma il palmo di una mano, puntato con forza in mezzo al petto, gli blocca il respiro e lo sbatte di nuovo tra i cuscini. Sbigottito dalla sorpresa, cerca di adattare la vista alla semi oscurità della stanza, approfittando della fioca luce lunare che filtra tra le stecche della persiana. Distingue una massa scura, una figura dalle fattezze femminili, incombente su di lui. Il respiro ansimante della creatura, del quale avverte il calore, è quasi un rantolo animalesco. Un irrazionale fremito di terrore gli percorre la spina dorsale, mentre brividi caldi si rincorrono a increspargli la pelle. L’eccitazione mista alla paura è un cocktail di emozioni sconvolgenti; con la gola riarsa, cerca di articolare qualche parola:
<<Chi sei? Come sei entrata?>>

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